La tradizione di utilizzo dei funghi medicinali è soprattutto orientale. Essi sono stati utilizzati per millenni in MTC (Medicina Tradizionale Cinese) per benessere e longevità. Veniva loro riconosciuto un ruolo essenziale nella depurazione di fegato e reni e nel mantenimento e recupero del Qi (energia vitale). I primi riferimenti scritti risalgono al 250 a.C. in una materia medica chiamata Shen Nong Ben Cao (Divine Farmer’s Materia Medica), in cui i rimedi medicinali vengono divisi in 3 classi, la più importante delle quali racchiude “le erbe dell’imperatore” ad azione riequilibrante, che oggi noi chiamiamo adattogene, in quanto rafforzano l’organismo piuttosto che trattare un sintomo o una malattia. Quattro funghi sono inseriti nella classe superiore: il Ganoderma lucidum, il Poria cocos, il Polyporus umbellatus e il Cordyceps sinensis. Numerose altre informazioni in successive materie mediche hanno permesso di definire le azioni principali dei funghi della tradizione.
Ognuno di noi ha la capacità di “adattarsi” e di recuperare dalle situazioni stressogene che accompagnano la vita di tutti i giorni. Tuttavia negli ultimi 50 anni i livelli di stress ambientale, psico-emotivo, fisico e chimico sono aumentati esponenzialmente e, soprattutto con l’aumentare dell’età, non è più possibile pensare semplicemente di “mangiar bene” per restare in salute. L’organismo ha bisogno di aiuto. I funghi migliorano la capacità di adattamento allo stress (azione adattogena), permettendo all’organismo di sostenere i ritmi ormai necessari in questo contesto storico, riducendo così il rischio di malattia. Non agiscono sul sintomo, ma rinforzano l’organismo per aiutarlo nel recupero da situazioni di salute anche complicate.

 

Stefania Cazzavillan

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