L’ Hericium erinaceus è conosciuto con molti nomi, Lion’s mane, Yamabushitake, Bearded tooth mushroom ed era usato in molte medicine della tradizione, dalla Medicina Tradizionale Cinese per le problematiche gastroenteriche alla medicina dei Nativi americani come cicatrizzante. In Oriente si dice che questo fungo conferisca “nervi d’acciaio e la memoria di un leone” e tali effetti sono stati recentemente confermati dalla ricerca scientifica occidentale.

Si tratta di un vero e proprio fungo a sostegno delle funzioni cognitive, della memoria, della concentrazione e favorisce lo sviluppo di curiosità e creatività. Si narra che monaci buddisti abbiano consumato per secoli questo fungo prima della meditazione per aumentare il loro potere di concentrazione.

È un rimedio tradizionalmente usato per l’apparato gastroenterico, per migliorare le funzioni di stomaco e gastrointestinali, ed è un ottimo sostegno per recuperare da problematiche quali gastrite, reflusso gastroesofageo, esofagite di Barrett e da problematiche cronico-degenerative dell’intestino quali il morbo di Chron e la rettocolite ulcerosa.

Negli ultimi anni sono state evidenziate altre proprietà molto interessanti per questo fungo, ossia proprietà di sostegno e recupero del sistema nervoso centrale e periferico sia dal punto di vista funzionale, come accennato precedentemente, che a livello lesionale.

Come responsabili di questo neurotropismo sono ritenute principalmente due classi di composti a basso peso molecolare in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di indurre l’espressione genica del fattore di crescita neuronale (NGF – Nerve Growth Factor) a livello cerebrale. Tali sostanze sono state chiamate erinacine ed ericenoni, le prime presenti nel micelio, le seconde nel corpo fruttifero. Attualmente questo fungo è ritenuto il più potente induttore naturale dell’espressione del NGF.

Il NGF indirizza e modula la “plasticità neuronale” favorendo i processi rigenerativi (neuritogenesi) e la mielinizzazione. Il termine plasticità neuronale o neuroplasticità si riferisce all’abilità del cervello di riconoscere “se stesso” sia a livello fisico che funzionale in risposta a fattori ambientali, comportamentali, di pensiero e di emozioni. Succederà quindi ad esempio che un musicista svilupperà maggiormente la parte più stimolata da quel tipo di attività, mentre altre attività stimoleranno maggiormente lo sviluppo di altre aree. Si tratta di un concetto che risale al 1800, attualmente confermato da tecniche di risonanza magnetica. È vero che la plasticità è maggiore nell’infanzia e durante lo sviluppo e che declina con l’età, tuttavia rimane presente per tutta la vita, consente l’apprendimento permanente e rende il cervello molto resiliente; consente di recuperare da situazioni lesionali (es. ictus o emorragia cerebrale), da deficit cognitivi e da patologie caratterizzate da danno neuronale.

La scoperta di queste azioni molto peculiari ha destato notevole interesse da parte della comunità scientifica e ha portato alla nascita di un vero e proprio filone di ricerca orientato alla possibilità di un suo utilizzo nella prevenzione e nel trattamento delle patologie neurodegenerative croniche quali morbo di Alzheimer, di Parkinson, demenza frontotemporale, ecc. e autoimmuni come la Sclerosi Multipla, dato il preoccupante aumento riscontrabile in questo particolare contesto storico a causa dell’aumento dei fattori di disturbo.

In molte patologie neurodegenerative le cellule cerebrali deputate alla produzione di NGF sono incapaci di produrlo per l’innesco di situazioni infiammatorie croniche identificate con l’attivazione delle cellule gliali, cellule immunitarie localizzate nel cervello per garantirne la salute. Tale attivazione determina l’innesco di un circuito pro-infiammatorio autoalimentante che ha come risultato l’induzione di morte cellulare programmata dei neuroni. Ciò porta a rarefazione neuronale (riduzione del numero e della densità dei neuroni cerebrali), anticamera della neurodegenerazione. Sono sempre più numerosi gli studi scientifici che dimostrano che l’Hericium contribuisce ad invertire la tendenza degenerativa e, a seconda della condizione e del livello di danno, a favorire un recupero parziale o completo del tessuto.

Possiamo comprendere come questa attività abbia ripercussioni sulla salute del sistema nervoso, in prevenzione sul mantenimento delle funzioni cognitive, sulla memoria e sulla concentrazione, e come sostegno in caso di situazioni lesionali. Diventa, a tutti gli effetti, un rimedio di neuroprotezione.

Interessante anche l’azione di questo fungo sull’area gastrointestinale, in particolare sul sistema nervoso enterico, chiamato anche secondo cervello o cervello enterico.

È un rimedio che esplica la sua funzione sui tessuti di derivazione neuroectodermica: sistema nervoso centrale e periferico, sistema gastrointestinale e pelle.

La pelle ha spesso implicazioni psico-emotive, tanto che molte dermatiti sono chiamate anche “neurodermatiti”; oltre a sostenere tali situazioni, sono stati evidenziati effetti di recupero anche da basaliomi e altre problematiche proliferative e autoimmuni della pelle.

Il sistema gastrointestinale è profondamente influenzato dal punto di vista funzionale dall’equilibrio del Sistema Nervoso Autonomo. Sappiamo molto bene come lo stress mal gestito possa influenzare le funzioni digestive, la secrezione gastrica e intestinale e la peristalsi. L’Hericium è molto efficace in tutta l’area gastroenterica sia a livello funzionale come regolatore neuronale delle funzioni secretive e motorie, sia come rimedio di rigenerazione in presenza di patologie anche degenerative-croniche come Colite Ulcerosa e Morbo di Chron. Come tutti i funghi contiene principi attivi di modulazione e potenziamento immunitario, quindi è un rimedio interessante anche nella prevenzione delle neoplasie associate al tratto gastroenterico.

Secondo recenti ricerche la sua azione si estende anche alla dimensione neuroemotiva, mitigando ansia, depressione e insonnia.

In letteratura non sono stati descritti effetti collaterali associati all’assunzione di questo fungo.

Un “tonico” del primo (cervello centrale) e del secondo cervello (cervello enterico) quindi, sia dal punto di vista funzionale che lesionale, ma anche un adattogeno e per questo motivo il migliore utilizzo di questo rimedio millenario è in prevenzione per calmare      lo stress, migliorare le funzioni del sistema nervoso, la memoriae la concentrazione e per sostenere le funzioni gastro-intestinali.

 

 

 

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