Hericium erinaceus nelle patologie croniche dell’intestino

Hericium erinaceus nelle patologie croniche dell’intestino

Abstract
La Calprotectina è una proteina del gruppo delle S-100 che ha numerose funzioni cellulari. È uno dei principali costituenti (60% delle sostanze solubili e 5% delle proteine totali) del citoplasma dei granulociti neutrofili, ma si trova anche nei monociti e nelle cellule epiteliali. In corso di infiammazione intestinale, i leucociti attraversano la parete intestinale e rilasciano la calprotectina nel lume intestinale così che possiamo riscontrarla e determinarne la concentrazione attraverso un’analisi delle feci. La concentrazione di calprotectina fecale (FC = fecal calprotectin) correla con il numero di granulociti che attraversano la mucosa e arrivano al lume  intestinale. Tale dosaggio può essere molto utile nel distinguere un colon irritabile (IBS = irritable bowel syndrome) da una patologia infiammatoria intestinale (IBD = inflammatory bowel disease) come il morbo di Crohn (CD) e la rettocolite ulcerosa (UC) sia negli adulti che nei bambini.  La concentrazione di FC correla con la gravità della condizione clinica e dell’infiammazione, con il livello di attività di patologie come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, e può essere usato per monitorare l’andamento di malattia e per ottimizzare l’intervento terapeutico nei pazienti con patologie croniche e cronico-degenerative intestinali. Il dosaggio della FC è una strategia diagnostica che può evitare inutile colonscopie, che, oltre ad essere invasive, poco tollerate e costose, possono avere rischi associati. La FC è un marker stabile di infiammazione, (non viene degradata facilmente), è facilmente determinabile con l’analisi delle feci e per questo può essere utilizzata come strumento di screening per identificare pazienti con IBD, distinguendoli da quelli con IBS che non necessitano di colonscopia. Molte altre patologie diverse dalla IBD, come le parassitosi e le patologie neoplastiche, coinvolgono il tratto gastroenterico e possono aumentare i livelli di FC.

L’ Hericium erinaceus (H. erinaceus) è un fungo noto da oltre 1000 anni nella tradizione medica orientale, principalmente in Cina e in Giappone, dove è stato usato per numerose problematiche di salute. H. erinaceus contiene numerose molecole biologicamente attive con attività anti-infiammatoria, anti-batterica, anti-tumorale e citotossica, e molecole molto particolari a basso peso molecolare, erinacine nel micelio ed ericenoni nel corpo fruttifero, in grado di attraversare la barriera ematoencefalica e di stimolare la sintesi di Nerve Growth Factor (NGF) a livello cerebrale. Numerosi studi hanno dimostrato la sua capacità di migliorare situazioni infiammatorie gastrointestinali, dalla gastrite alle malattie cronico-degenerative dell’intestino quali IBD, UC e CD.

In questo studio osservazionale 56 pazienti, 23 UC, 12 CD, 11 IBD e 10 con situazioni infiammatorie intestinali diverse (carcinoma colo-rettale, mesotelioma peritoneale, e parassiti intestinali), tutti con elevati livelli di FC iniziale (T0) sono stati supplementati per 3 mesi con 2 grammi al giorno (1 grammo prima di pranzo e 1 grammo prima di cena) con una particolare formulazione di  H. erinaceus, costituita da 80% di micelio e corpo fruttifero e 20% di estratto idroalcolico (A.V.D. Reform S.r.l., Noceto, Italy). Dopo 3 mesi è stata effettuata la rivalutazione della FC (T3) che era significativamente ridotta in tutti i gruppi. Il gruppo con UC ha evidenziato una riduzione del 74,5%; il gruppo CD del 74,8%; il gruppo con IBD del 75,8% e il gruppo con problematiche miste una riduzione del 70,1%. Tutti i soggetti hanno riportato notevole miglioramento o remissione dei sintomi e miglioramento della qualità della vita.

L’integrazione con questa particolare formulazione di H. erinaceus ha portato a un significativo controllo dell’infiammazione, confermato da una importante riduzione dei livelli di FC. Questi  dati forniscono un razionale per utilizzare H. erinaceus come potenziale supporto preventivo e come trattamento complementare di patologie infiammatorie gastro-intestinali.

… per l’articolo completo si rimanda al numero di Ottobre 2018 della rivista Natural 1

Parole chiave: Faecal calprotectin (FC), Hericium Erinaceus, malattie infiammatorie intestinali, Crohn’s disease (CD), Ulcerative Colitis (UC), inflammatory bowel disease (IBD), irritable bowel syndrome (IBS).

 

Fly Agaric e l’iconografia del Natale

Fly Agaric e l’iconografia del Natale

La leggenda del Natale va molto oltre le allegre decorazioni che siamo abituati a fare e a vedere a partire dall’Avvento. Essa è molto più affascinante e, lasciatemi dire, intrigante. Alla base delle decorazioni e tradizioni simboliche vi sono radici “psichedeliche” e mistiche.

Pensiamo a Babbo Natale come un uomo vestito in bianco e rosso con un gran pancione ed una lunga barba bianca, che porta sacchi pieni di doni e arriva guidando una slitta trascinata da renne volanti.

Rosso e bianco sono i suoi colori, non potremmo pensarlo vestito diversamente, lui “è” i suoi vestiti e accessori; non potremmo mai pensare a Babbo Natale se arrivasse vestito in pelle nera e borchiato come un metallaro! Questo modo di vestire, tuttavia, è, a dir poco, singolare. Storicamente la figura di Santa Klaus che abbiamo ora del gioioso uomo paffuto con la barba viene fatta derivare da un vescovo del 4° secolo di nome Saint Nicholas, conosciuto per i generosi doni

che faceva ai poveri e per la sua gentilezza con i bambini. Era un cardinale che portava un lungo vestito rosso.

 

Ma i pantaloni, gli stivaloni e il berretto da dove derivano? Non caratterizzavano certo la figura di San Nicholas.

La Coca Cola, o meglio la fantasia di Haddon Sundblom, il grafico pubblicitario della Coca Cola, nelle sue pubblicità ha sfruttato la figura e la simbologia associata a Babbo Natale ottenendo un notevole potere commerciale. Ma ovviamente Babbo Natale non ha nulla a che vedere con la distruttiva Coca Cola. Prima di tale romantica interpretazione pubblicitaria, Santa Claus era descritto come poco più di uno gnomo, magro e un po’ spaventoso, che indossava però quegli stessi vestiti (disegnato da Thomas Nast fumettista).

 

Santa Claus Allora la domanda sorge spontanea: da dove provengono quei vestiti? Qual è la simbologia

associata? La risposta, a detta degli antropologi risale a molto prima del 1920 con l’inizio della pubblicità della Coca Cola, a cui ahimè oramai tutti associano Babbo Natale e la magia del Natale. Le radici di Santa Claus con i suoi vestiti, i sacchi di doni, la slitta, le renne volanti e gli strani viaggi di mezzanotte con entrata dai camini delle case per portare i doni, sembra risalire a tradizioni ancestrali delle tribù del Nord Europa e del circolo polare artico, i Kamchadales, i Chukchy e i Koryaks siberiani in particolare, e i Lapponi.

Sembra proprio vero, Babbo Natale viene dal Polo Nord!

E, come molti altri racconti fantastici (pensiamo ad “Alice nel paese delle meraviglie”), la leggenda origina da esperienze intense con i funghi allucinogeni, in questo caso l’Amanita muscaria.

Nella notte del solstizio d’inverno, uno sciamano Koryak per tradizione raccoglieva i funghi, l’Amanita muscaria appunto, chiamata anche “Fly Agaric” in inglese. Lo sciamano mangiava il fungo o l’urina delle renne che lo avevano consumato e si “lanciava” in un viaggio spirituale lungo l’albero della vita (un grande pino) che raggiungeva la stella polare per cercare le “risposte” ai problemi del Villaggio.

L’albero della Vita è associabile, nelle leggende del Nord Europa, all’albero del Mondo.

 

“World Tree”- Dipinto di Oluf Olufsen Bagge l’albero della vita di tradizione gaelica e l’albero della vita a Milano Expo 2015.

Dana Larsen nel suo articolo “The Psychedelic Secrets of Santa” elabora la simbologia pre-cristiana del Natale e spiega come le popolazioni del Nord Europa, tra cui i Lapponi finlandesi e le tribù Koryak delle steppe della Russia credessero nell’albero del mondo (“World Tree”): tale albero era visto come un “asse cosmico” sul quale erano fissati i piani dell’universo. Le radici si estendono nell’oltretomba, nelle profondità della terra, il tronco è la “Terra di Mezzo”, l’esistenza di tutti i giorni, e i suoi rami sono estensioni verso il “Regno Celeste”.

Anche la stella polare è considerata sacra, dal momento che tutte le altre stelle nel cielo girano attorno ad essa che costituisce un punto fisso. Tali popolazioni associano la stella polare all’albero del mondo e all’asse centrale dell’universo.

La cima dell’albero del Mondo toccava la stella del Nord, e lo spirito dello sciamano avrebbe scalato l’albero metaforico, raggiungendo così il Regno degli dei.

Questo è il vero significato della stella posizionata sulla punta dell’albero di Natale e anche la ragione per cui il Polo Nord è considerato la sede del Villaggio di Santa Claus.

Quindi l’albero ha un significato importante che può essere ricondotto alla simbologia dell’albero del mondo.

Il termine “Fly” agaric offre un’immagine interessante. Pensiamo a Babbo Natale e le sue renne volanti. Forse uno degli aspetti più memorabili della mitologia di Santa Klaus sono proprio le sue “Renne Volanti”! le Renne sono animali molto comuni in Siberia e, come abbiamo visto, nella loro alimentazione includono anche i funghi, tra cui l’Amanita muscaria, questo fungo con proprietà allucinogene come possiamo vedere nel filmato “Magic mushrooms and reindeer” edito dalla BBC:

 

 

L’Amanita muscaria è un fungo rosso e bianco che spesso vediamo illustrato nelle fiabe e nei film di Walt Disney, nei video games di Super Mario Bros e nei cartoni dei Puffi. Si tratta di un fungo tossico anche se la tossicità si abbassa quando viene essiccato.

Cresce generalmente sotto gli abeti per cui gli sciamani li mettevano ad essiccare nei rami degli abeti oppure li infilavano in calzettoni e li mettevano sul camino appesi accanto al fuoco ad essiccare. Anche questo ci ricorda qualcosa, giusto?

Donald Pfister, un biologo che studia i funghi presso la Harvard University, suggerisce che le tribù siberiane che mangiavano l’Amanita muscaria o bevevano l’urina delle renne che di essa si nutrivano, avessero visto le renne volanti durante un “trip”.

Un modo per eliminare la tossicità del fungo è quello di farlo mangiare alle renne, raccogliere le urine, dopo che quindi il sistema digestivo ha digerito e inattivato i composti tossici, e berle. Nelle urine rimangono infatti le sostanze psichedeliche. Alle renne questo fungo piace molto quindi diventano ottimi produttori di “pipì magica”!

Quando lo sciamano va alla ricerca dei funghi indossa stivali di pelle di renna e vestiti bianchi e rossi in onore dei funghi.

Raccoglie i funghi essiccati e un po’ di urina di renna in sacchetti di pelle di foca, quindi ritorna al villaggio nel suo “Yurt” (teepee casa tradizionale di quel periodo storico) dove gli abitanti di più alto grado del villaggio si sono riuniti per la cerimonia del solstizio d’inverno.

Ma come poteva entrare nello Yurt se la porta era bloccata dalla neve? Si arrampicava con il suo sacco di “doni” (Amanite) sul tetto che funzionava da camino e si calava all’interno dell’abitazione. Quindi distribuiva i funghi ai suoi ospiti.

L’idea di usare il camino per entrare in casa è una parte importante dell’iconografia del Natale. I bambini lasciano il latte e i biscotti sul caminetto perché da lì entra Babbo Natale per portare i doni.

È interessante notare che, oltre ad indurre allucinazioni il fungo stimola potentemente il sistema muscolare al punto di dare “forza sovraumana” a chi li consumava come una fonte di adrenalina scatena reazioni in una situazione di vita o di morte. E l’effetto è lo stesso sugli animali, così le renne acquisivano forza e potenza e potevano saltare molto in alto; sotto gli effetti psichedelici

che alterano le dimensioni e creano la sensazione di volare, gli abitanti della tribù che consumavano i funghi potevano veramente vedere “volare” le renne in cielo.

Da qui la leggenda: lo sciamano e le renne volano verso la stella Polare (esattamente sopra il Polo Nord) per recuperare i doni della conoscenza e poi ridistribuirli al resto del villaggio.

Tali tradizioni sono poi state portate in Gran Bretagna attraverso gli antichi druidi, le cui pratiche spirituali si basavano su simbologie originarie dell’estremo Nord, si sono poi mescolate con leggende germaniche (Wotan, il più potente degli dei germanici), nordiche (Odino, la controparte di Wotan) e altre associate al solstizio d’inverno. Con lo stabilirsi degli inglesi nel Nuovo Mondo la tradizione di S. Nicholas ha trovato la sua immortalità con il poema di Clement Clark Moore “A Visit from St. Nicholas” e l’immagine con la campagna pubblicitaria della Coca Cola come detto precedentemente.

Ma alla fine la “magia” sembra risalire proprio al Circolo Polare Artico e all’uso sciamanico dell’Amanita muscaria!

Ganoderma lucidum e allergie

Ganoderma lucidum e allergie

Ganoderma lucidum e allergie

Effetti del Ganoderma lucidum sul controllo dei processi allergici e infiammatori

Attività antiossidante
Modulazione delle attività delle cellule coinvolte nei processi infiammatori (mast cellule, macrofagi, neutrofili, linfociti)
Regolazione delle attività enzimatiche proinfiammatorie (es. fosfolipasi A2, ciclossigenasi (COX), ossido nitrico sintetasi…)
Modulazione della produzione di mediatori chimici dell’infiammazione
Modulazione dell’espressione dei geni codificanti per fattori pro-infiammatori.

Bhardwaj, Neha, Priya Katyal, and Anil K Sharma. “Suppression of inflammatory and allergic responses by pharmacologically potent fungus Ganoderma lucidum.” Recent patents on inflammation & allergy drug discovery 8.2 (2014): 104-117.

Dott.ssa Stefania Cazzavillan

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I funghi medicinali nel controllo dell’attività telomerasica

I funghi medicinali nel controllo dell’attività telomerasica

I telomeri sono delle sequenze esanucleotidiche

 

(TTAGGG)n altamente conservate e ripetute in tandem e da proteine ad esse associate situate alle estremità dei cromosomi degli eucarioti.
Giocano un ruolo cruciale nel mantenimento dell’integrità dei cromosomi (capacità di impedire riarrangiamenti cromosomici quali le fusione end-to-end e la formazione di cromosomi ad anello e dicentrici) e nell’assicurare una fedeltà replicativa.


I telomeri sono un orologio molecolare per il ciclo vitale delle cellule (Wright & Shay, 2001).
Ad ogni ciclo cellulare una parte della sequenza telomerica viene persa (da 50 a 200 bp ogni ciclo di replicazione) a causa del problema della replicazione terminale (Watson 1972).


Il progressivo accorciamento dei telomeri agisce come un orologio interno che determina il numero di divisioni che una cellula può effettuare nel corso della sua vita e quindi controlla il processo dell’invecchiamento cellulare (Olovnikov 1971)
Il numero di divisioni cellulari possibili per una determinata cellula è definito “Limite di Hayflick” (Hayflick 1965). Il tasso di erosione dei telomeri è influenzato, oltre che dalla capacità proliferativa e dal sistema di mantenimento dei telomeri stessi, dal microambiente cellulare, da infiammazione, stress ossidativo, radiazioni e infezioni.


La riduzione della lunghezza dei telomeri porta ad arresto della proliferazione, a senescenza e apoptosi cellulare.
La maggior parte dei tumori compensa l’accorciamento dei telomeri riattivando la telomerasi, l’enzima che può ricostruire i telomeri. Tale riattivazione comporta immortalizzazione cellulare mantenendo le cellule tumorali in grado di replicare indefinitamente bypassando il limite di Hayflick.


La Telomerasi è essenziale per il funzionamento delle cellule in rapido sviluppo, come quelle embrionali e quelle staminali, che devono rimanere vitali per tutta l’esistenza. Nelle cellule adulte normali la telomerasi invece è disattivata e i telomeri lentamente si accorciano, scandendo così il tempo massimo di vita della cellula. Nelle cellule trasformate la telomerasi viene riattivata, donando loro una devastante immortalità.
Funghi medicinali come Cordyceps spp e Ganoderma lucidum sono in grado di ridurre l’espressione genica della telomerasi riducendo proliferazione e vitalità cellulare.

Dott.ssa Stefania Cazzavillan

B.SC. Genetics

#micoterapia #cordyceps #reishi #funghimedicinali